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I migliori scherzi di laurea da fare ad un amico

Ci piacciono tantissimo gli scherzi di laurea. Quando assistiamo a quel momento in cui il laureando si è levato finalmente l’ultima preoccupazione percepiamo sempre una grande emozione. Ci concediamo anche qualche risata mentre lo guardiamo circondato da amici che gliene combinano una dietro l’altra. Non proprio tutto è concesso durante i festeggiamenti, ma divertimento, allegria e qualche sano sberleffo sono sempre dettagli indimenticabili. Ecco la classifica delle cose più esilaranti da fare ad un amico che si è laureato.

Scherzi di laurea: idee originali

scherzi divertenti per la laureaNon ci pensi fino all’ultimo. Ad un certo punto esci dall’aula dopo aver discusso la tesi e sai che ti aspetta qualcosa di imprevedibile. Sai che sarai al centro di scherzi che non puoi immaginare. E la cosa bella è che non ti interessa minimamente essere oggetto di scherno, lasci che si prendano gioco di te, perché ormai è fatta! Diventerai dottore tra qualche ora, dopo gli scherzi di laurea dei tuoi amici avranno lasciato solo un bellissimo ricordo.

Se stai cercando qualche idea originale devi prima valutare tre elementi:

  • Le preferenze del laureando
  • Il sesso
  • La facoltà di appartenenza

Perché lo scherzo di laurea funzioni dev’essere pensato appositamente per la persona in questione. Non è una sciocchezza, perché per creare l’effetto divertente deve andare a colpire i suoi gusti e le sue caratteristiche. Per esempio fare una lista delle cose che odia, delle sue piccole manie, delle sue brutte figure può già essere una base sufficiente per individuare su cosa orientare lo scherzo.

Un’idea al volo? Sicuramente se il tuo amico è un raffinato studente di psicologia, che odio la musica commerciale e si vanta dei suoi gusti musicali radical chic, non gli piacerà per niente l’idea di cantare una canzone di Gigi D’Alessio con una corona di alloro. Perché non provare?

Anche i travestimenti sono un gioco per la laurea, da fare anche tutti insieme. Per esempio se siete un gruppo di amici potreste vestirvi da Cugini di Campagna, oppure da Spice Girls, lasciando che il laureando prenda il ruolo di front man! Ricorda: devi suscitare imbarazzo e disagio, non è una cosa crudele, è fatto in buona fede e per spirito di divertimento.

Scherzi da fare per la laurea a una ragazza

Le donne ci tengono alla festa di laurea, scelgono un bell’outfit, un make up impeccabile, scarpe comode ma stilose. Che goduria rovinare scherzosamente tutta quell’impalcatura di formalità con qualche imbarazzante siparietto.

Ti forniamo qualche idea per penitenze di laurea che creeranno un effetto esilarante. La prima cosa che puoi fare è raccogliere quante più foto riesci a trovare della festeggiata. Fai un gruppo WhatsApp e inserisci tutti, amici e parenti, è per una giusta causa. Vedrai che avrai seguito, tutti si divertiranno a prendere parte allo scherzo per la neolaureata. Soprattutto se è anche permalosa! Mi raccomando chiedi di ricevere foto che abbiano qualche particolare imbarazzante: la foto mentre guarda storto, oppure con un infelice travestimento di carnevale, con quel taglio di capelli che vorrebbe dimenticare per sempre. Poi stampale. Mentre si trova a discutere la tesi trova un complice e tappezza il corridoio della facoltà con le gigantografie degli scatti che trovi più vergognosi. Ovviamente quando li vedrà vorrà sotterrarsi, un piccolo omaggio dispettoso alla futura dottoressa!

Scherzi per laureati: gli uomini

Come per l’addio al celibato ci sono delle tradizioni riservate solo agli uomini. Tra gli scherzi divertenti per i laureati in ingegneria ci è capitato spessissimo di vedere ragazzi travestiti con calze a rete, giarrettiere, parrucche, alcuni addirittura corredati di rossetto e fard. Ma questa è la solita storia. Noi vogliamo suggerirti qualcosa di un po’ più piccante!

Trova una ragazza dello stesso corso di laurea, certo se frequentate ingegneria non ci saranno tante donne nella vostra facoltà, ma qualche ragazza che si presta allo scherzo si trova sempre. Non deve fare altro che fingersi perdutamente innamorata di lui. Dovrà davvero mettere in scena una dichiarazione d’amore, con fiori, cuori e anche striscione. Se il malcapitato è anche fidanzato ancora meglio (ovviamente avvertite prima la fidanzata!) perché tenterà in tutti i modi di cercare di levarsi dall’imbarazzo suscitando una serie di risate a non finire tra chi è a conoscenza dello scherzo di laurea.

Cerca di fare in modo che la situazione non degeneri, è bello il gioco quando dura poco! Non vogliamo che nessuno si faccia male durante i festeggiamenti del laureato.

Festeggiamenti di laurea con scherzo: ingegneria

La facoltà di ingegneria è da sempre famosa per avere tra i suoi studenti una miriade di ragazzi con ironia e voglia di divertirsi. In realtà succede un po’ in tutte le facoltà, ma in questa la concentrazione sembra essere maggiore. Se vuoi organizzare scherzi per i laureati della tua facoltà abbiamo in serbo un’idea niente male! La telefonata del rettore. Conosci già questo scherzo?

Devi trovare qualcuno che ti aiuti a organizzare il gioco, possibilmente qualcuno che non conosce il laureato. Dovrà fingere di essere il rettore dell’università, e per giunta comunicare una notizia poco piacevole al futuro dottore: un errore di registrazione implica l’annullamento della discussione della tesi. Deve rifare tutto da capo. Scegliete con cura la persona che dovrà fare la telefonata, deve avere abbastanza carattere da saper tenere testa alla situazione tesa e divertente al tempo stesso.

Per renderlo credibile dovete ovviamente avere diverse informazioni sul percorso di studi del neolaureato, cercato di informare quanto più possibile la persona che vi aiuterà nel gioco. Fai anche in modo che la telefonata arrivi nel momento giusto altrimenti nessuno ci crederà, neanche lui. No ad orari improbabili, a situazioni in cui ci sono tutti i parenti che abbracciano e baciano lo studente, magari solo te e pochi intimi, a godervi lo spettacolo!

Scherzi per laureati in economia

giochi per la laureaPer concludere questo articolo abbiamo scelto un’altra delle nostre facoltà, dove abbiamo assistito a momenti di grande divertimento e intrattenimento degni del miglior cabaret. Anche in questo caso gli altri studenti non sono del tutto magnanimi con il malcapitato, ma sono momenti che durano poco e lasciano davvero un ricordo di allegria indelebile.

Dal momento che ha scelto di studiare economia lo scherzo perfetto ha proprio a che fare con le finanze. Lo scopo è quello di fargli rappresentare un mestiere delicato e ostico come quello del responsabile recupero crediti, anche se nessuno glielo ha chiesto davvero. Un po’ come pagare pegno per aver scelto questa tortuosa carriera dell’economia.

Non dovrà far altro che andare in giro e richiedere il pagamento di un credito a degli sconosciuti. “Scusi lei, sono un responsabile del recupero crediti, sa che deve ancora 100 euro per la bolletta del gas?”. Questo è solo un esempio, ti lasciamo pregustare l’imbarazzo e la difficoltà del festeggiato, ma anche e soprattutto quello delle persone che incontrerà per strada. Magari si prenderà anche qualche insulto, un modo carino per entrare nel mondo del lavoro!

A fine articolo lo dobbiamo ammettere, ci abbiamo messo un po’ ad abituarci agli scherzi di laurea. A volte sono pesanti e mettono in difficoltà il festeggiato, ma molto più spesso sono davvero momenti di condivisione di una cosa sempre più rara: la medicina della risata. E allora che risate siano, per tutti coloro che accompagnano il fortunato o la fortunata in uno dei giorni più belli della sua vita.

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Partita IVA comunitaria: che cos’è e come funziona

La partita IVA comunitaria serve a chi vuole stabilire rapporti di tipo commerciale con aziende e/o liberi professionisti dell’Unione Europea. I confini si allargano e il mondo dell’economia diventa più ampio e complesso. Ecco un articolo per comprendere quali sono le procedure per l’avvio di un regime fiscale comunitario.

Aprire partita IVA comunitaria

iscrizione partita iva viesSei un piccolo artigiano? Hai un’azienda che produce prodotti regionali e vuoi allargare il tuo business all’estero? Non sei l’unico. Sempre più giovani e non stanno riscontrando un andamento maggiormente positivo del proprio business in paesi fuori dall’Italia, e questo li spinge a scegliere di aprire partita IVA comunitaria. Infatti prima di decidere di inviare merce in altri paesi bisogna accertarsi di rispettare il regolamento vigente. Dopo aver formalizzato la tua posizione puoi operare in tutti i paesi dell’Unione. Un bel vantaggio, davvero.

La partita IVA comunitaria quindi permette di inviare ma anche ricevere denaro e scambio di merci e/o servizi, regolamentando flussi in entrata e in uscita. Vendita e acquisto tra operatori all’interno del territorio UE sono ufficialmente concessi.
Il funzionamento di questo regime fiscale è legato all’immissione all’interno del Vat Information Exchange System, il VIES, una banca dati che raccoglie e registra gli scambi tra i diversi operatori. Ma vedremo le differenze tra partita IVA comunitaria e VIES più avanti. Nel prossimo paragrafo vogliamo concentrarci su quali devono essere i requisiti in possesso di coloro che vogliono avviare questo tipo di attività fiscale.

  • Soggetti che operano in attività imprenditoriali, artistiche e professionali, sul territorio di uno Stato comunitario, ove hanno istituito una stabile organizzazione e desiderano operare con l’estero
  • Soggetti non residenti che presentano la dichiarazione d’identità ai fini IVA o che nominano un rappresentante fiscale per la propria identificazione

Detta in soldoni (per usare termini mutuati dall’economia) per tutti i rapporti di scambio commerciale che avvengono tra operatori di diversi paesi dell’Unione Europea. La partita Iva comunitaria sarà sempre più richiesta dai giovani professionisti e dalle aziende.

Partita Iva europea: come richiederla

Stai per iniziare la tua attività da libero professionista? Allora fin dai primi passi nella regolamentazione della tua attività puoi aprirti alla possibilità di intraprendere “operazioni comunitarie” compilando lo specifico campo contrassegnato con queste parole all’interno del modello AA7 (valido per soggetti diversi dalle persone fisiche) e quello AA9 (se sei un lavoratore autonomo o risulti come ditta individuale). Chi ha una partita IVA di tipo nazionale già aperta e vuole cambiare i parametri per allargare il raggio di azione può richiedere semplicemente l’iscrizione al VIES, tramite un servizio telematico dell’Agenzia delle Entrate, che può essere richiesto anche tramite un intermediario a cui viene affidata la delega.

Mentre prima era necessario recarsi fisicamente all’ufficio dell’Agenzia più vicino adesso è possibile inoltrare la richiesta in qualsiasi momento, o ancora inviarla tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Ricordiamo che è necessario anche comunicare l’interruzione dei rapporti con l’estero, con le stesse modalità, sempre con invio telematico della comunicazione in cui si esplicita di rinunciare all’inclusione all’interno del VIES.

Cosa comporta la partita IVA europea

Chi apre la partita IVA comunitaria o chi ha aperto quella nazionale e poi ha richiesto l’iscrizione al VIES deve assolvere determinati obblighi. Innanzitutto deve presentare il riepilogo delle operazioni in entrata e in uscita che effettua con gli altri Stati. Se i riepiloghi dovessero risultare mancanti per tre mesi di seguito l’operatore o il libero professionista verranno esclusi automaticamente dal sistema.

Non lasciarti prendere troppo dall’entusiasmo. È bello fare affari, soprattutto all’estero. Ma se sei alla prima esperienza magari potresti sottovalutare alcuni rischi. Cerca di valutare bene le tue mosse e di informarti sempre a sufficienza rispetto all’iter che devi scrupolosamente seguire. In primis è opportuno informarsi su chi sono gli operatori con i quali interagisci e se loro stessi operano nel rispetto delle regolamentazioni comunitarie. Anche se può rivelarsi lungo e noioso ricordati sempre di verificare prima di accettare o inviare scambi.

Prima di tutto dovrai accedere al servizio di controllo che offre l’Agenzia delle Entrate o a quello della commissione europea che racchiude tutte le partite Iva comunitarie. Inserendo i dati dell’operatore in questione puoi ottenere in tempo reale un riscontro positivo o negativo rispetto all’assoluzione degli obblighi comunitari da parte dell’operatore. Un servizio utile per non incappare in guai per eccesso di buona fede.

Differenza tra VIES e partita IVA europea

libero professionista apre partita ivaLo abbiamo già accennato nei paragrafi precedenti. Il VIES non è un regime fiscale comunitario, ma una sorta di banca dati. Per intraprendere operazioni intercomunitarie è necessaria la partita IVA, una sigla composta da 11 numeri che identifica in modo unico il ruolo fiscale e la posizione di un libero professionista, definibile anche contribuente, o una persona giuridica, per utilizzare termini specifici della giurisprudenza. Aprire la partita Iva è obbligatorio per tutti coloro che superano i 5.000 euro di reddito e coloro che fanno parte di un albo professionale.

La procedura che dà diritto al codice e che quindi sancisce il passaggio al regime fiscale comunitario implica anche l’iscrizione al VIES, un archivio informatizzato a livello europeo, che raccoglie tutte le informazioni relative agli scambi di tipo finanziario-amministrativo tra Stati membri dell’Unione Europea. Tutti coloro che hanno ottenuto un codice identificativo Iva ed effettuano operazioni commerciali intra comunitarie vengono tracciati dal VIES. L’iscrizione al sistema è gratuita. Può essere anche effettuata in un secondo momento tramite intermediari o direttamente.

Fortunatamente l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione on line un servizio per i professionisti con partite IVA comunitarie. MA non tutti hanno ben chiaro come funziona il sistema e per questo preferiscono rivolgersi a qualcuno che se ne intende di economia.

Gli sbocchi professionali nel mercato europeo

Dobbiamo ammettere che per fiondarsi sul mercato a livello europeo serve una certa dose di intraprendenza. E che a volte l’intraprendenza non basta e serve una certa dose di conoscenza. Farti affiancare da una persona che ha studiato economia o scegliere tu stesso di intraprendere una formazione di questo tipo può permetterti di avere ulteriore materiale per conoscere il mercato e sapere come muoverti senza commettere passi falsi.

Le opportunità di studio universitario in Economia sono numerose, come quelle professionali che si palesano una volta terminati gli studi. In provincia di Foggia la vera novità dal punto di vista della formazione accademica è l’Università degli Studi Niccolò Cusano, che eroga corsi di laurea e master in area economia fruibili telematicamente. L’obiettivo è quello di fornire una proposta di studio di alta qualità insieme ai vantaggi di tipo logistico che offre la rete:

  • Studiare da casa e gestire il proprio tempo
  • Non rinunciare né allo studio né al lavoro
  • Non dover impiegare tempo nelle prassi di tipo burocratico

Soprattutto per coloro che vogliono compiere uno scatto di crescita professionale o per coloro che puntano dritti all’obiettivo e non vogliono distrazioni date dall’organizzazione di tempi e spazi classici dell’accademia tradizionale, questa è la soluzione migliore.

La facoltà di Economia Unicusano a Foggia offre un corso di laurea in economia aziendale e management, che dura tre anni ed è il primo passo verso un cammino su cui si può proseguire, ad esempio con il corso di laurea biennale in Scienze Economiche, alla quale possono iscriversi anche coloro che hanno frequentato altri corsi triennali in altre università.

Tutti i corsi sono in modalità e-learning, puntano tutto sull’innovazione, l’efficacia, la dinamicità della tecnologia e la formazione altamente professionalizzante, privilegiando percorsi che conducano ad un reale sbocco nel mondo del lavoro. Per chi vuole aprire partita IVA comunitaria o più in generale un percorso di business di largo respiro, è senza dubbio un’ottima possibilità per fare un balzo in avanti con maggiori competenze.

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Come vestirsi a Capodanno: 5 idee da sfruttare

Anche quest’anno è arrivata la fatidica domanda: come vestirsi a Capodanno? L’ultimo dell’anno è un giorno emblematico, non farti trovare impreparato e sfoggia un look scintillante. Sii al meglio della tua forma per lasciare andare l’anno passato e accogliere il nuovo. Ti aspettano grandi festeggiamenti, ma per una festa che si rispetti ci vuole l’outfit giusto. Ecco i nostri suggerimenti

Come vestirsi a capodanno: idee uomo

outfit uomo capodannoDipende ovviamente da che tipo di uomo sei, non tutti amano l’eleganza. Alcuni preferiscono la comodità alla raffinatezza, un paio di scarpe comode e un jeans senza pretese possono sembrargli il top. Eppure l’outfit di Capodanno resta un’occasione per rinnovare il guardaroba e prepararsi ad affrontare gli altri grandi eventi nei mesi successivi.

Se sei uno di quegli uomini che guarda il guardaroba e si interroga su cosa mettersi a  Capodanno ecco le nostre migliori proposte.

Distinguiamo le scelte di abbigliamento per la festa in:

  • Capodanno elegante
  • Capodanno in discoteca
  • Capodanno in piazza
  • Capodanno in montagna

Queste quattro possibilità sono quelle che vanno per la maggiore. La prima è adatta ai contesti formali, ai veglioni in grande stile. Se hai scelto il capodanno elegante ti troverai in mezzo a persone con papillon, cravatte e gessati, e tu che vuoi fare? L’idea è quella di provare uno smoking, stretto e avvitato, soprattutto se hai una costituzione asciutta. Si può evitare la giacca, se proprio non la sopporti scegli una camicia bianca (che fa sempre la sua ottima figura) e uno dei due accessori da abbinare a capodanno: gemelli originali o papillon un po’ retrò.

La seconda opzione prevede la discoteca, luci stroboscopiche, caldo e potenziale sudorazione eccessiva in mezzo alla mischia. Parola d’ordine: hipster. L’inverno la camicia a scacchi è ben accetta, soprattutto se abbinata a un pantalone nero non troppo largo o a un modello Chinos con risvoltino (pare che ormai sia sdoganato ad altissimi livelli). Con questo outfit per il capodanno in discoteca puoi abbinare il maglione di lana per non prendere freddo quando a fine serata varcherai la soglia per tornare a casa e lo sbalzo di temperatura ti giocherà un brutto scherzo.

Il capodanno in piazza è molto più easy, sia uomini che donne possono vestirsi un po’ come gli pare. Soprattutto i single non dovrebbero esagerare con la noncuranza, avere sempre un occhio di riguardo verso la decenza non guasta, potrebbe essere questa la volta buona per scambiare il bacio della mezzanotte. Quindi maglione e scarpe da ginnastica sono da pollice in su, soprattutto se ben abbinate, ma il capo che non deve mancare è il parka, di solito fa la differenza. Una sciarpa aggiunge un tocco di stile e preserva da un mal di gola assicurato.

Per ultimo, ma non in ordine di importanza, ti spieghiamo come vestirsi per capodanno in montagna. Se hai scelto questa destinazione è probabilmente perché ti piace particolarmente, quindi già sai quali sono i capi che non devono mancare:

  • Pantaloni di tessuto tecnico
  • Scarponcini
  • Maglione di lana

Un piccolo promemoria rispetto a quest’ultimo: no fantasie pacchiane!

Come vestirsi a Capodanno 2019: oufit donna

Abbiamo volato dare prima spazio agli uomini per sfatare la convinzione che gli uomini non ci tengono al look di capodanno. Non è vero, sono molto più attenti di quanto si pensi. Ma sicuramente le donne passano più tempo a parlarne. Quindi in questo paragrafo abbiamo racchiuso i migliori consigli per la notte del 31 dicembre, non passerai inosservata.

Troverai soprattutto tre topic intorno ai quali ruotano la maggior parte delle discussioni su come vestirsi a capodanno:

  • Vestiti lunghi o corti
  • scarpe
  • accessori

vestirsi a capodannoLa prima scelta da fare è quella del vestito per il veglione o la discoteca. Se hai già in mente dove trascorrerai la serata puoi orientarti meglio nell’acquisto. La location fa la differenza, oltre alla tua praticità e ai gusti personali. Pensa soprattutto al fatto che trascorrerai tante ore fuori casa, per cui un colpo al cerchio e uno alla botte: un po’ di eleganza e un po’ di praticità. L’abito corto va bene in discoteca, per una serata scanzonata a casa tra amici non è proprio adatto. Al veglione ti suggeriamo di optare per una via di mezzo, se vai ad una serata di gala dovrai attenerti al dress code, se sei libera di scegliere fai spazio agli abiti midi. Colori adatti ai vestiti di capodanno? Non bisogna neanche chiederlo: rosso, oro, nero!

Le scarpe meriterebbero un articolo a parte. Qui ci limitiamo a consigliarti di privilegiare un paio di scarpe rosse, è un colore bellissimo che non si usa spesso, ma quale occasione migliore del capodanno? Occhio alla forma del tacco, da quella dipende la comodità, quindi evita il famoso tacco 12 se devi ballare tutta la sera, dirotta l’acquisto su un paio di decolletté dal tacco sottile. Invece se sei proprio una che di tacchi e tacchetti non ne vuole sentire e sai che trascorrerai la serata con le tue amiche in una situazione informale benedici le tue sneakers che anche in quest’occasione ti saranno fedeli alleate.

E ancora: gli stivali non sono banali! Ci voleva la rima per ribadire il concetto. Sono bellissimi! Certo, rossi rischiano di essere un tantino eccessivi, ma neri vanno benissimo. Qualcuno inizia a sfoggiare in passerella anche sandali invernali, da mettere con i calzini glitterati o collant ultra coprenti. Devi essere davvero una maga del fashion perché se sbagli abbinamento sono terribili da vedere!

Dobbiamo ancora parlare degli accessori! Ecco, un altro argomento infinito. Quest’anno il must have sembrano essere le mini clutch con tracolla. Perché? Sono comode, sfarzose e utili. Puoi avere l’indispensabile addosso e continuare a ballare senza intralcio. Da abbinare a qualche gioiello sbrilluccicante, ad esempio un anello oppure un paio di orecchini importanti. Guardati bene dall’effetto albero di Natale: poche cose brillanti ma buone. Scegli con attenzione o fatti aiutare dalla tua amica patita di shopping.

L’outfit perfetto per capodanno: streetwear

Anche quest’anno le tendenze cambiano. E questo è l’anno dello streetwear. Vogliamo farti un regalo e in questa guida su come vestirsi a capodanno abbiamo pensato di farti una lista di capi e idee di abbigliamento streetwear che puoi comprare prima del 31 dicembre. Attenzione: look ideale per capodanno in piazza, e anche in discoteca, perché no, sì ovviamente anche in montagna, ma no assolutamente no al veglione.

Ecco i capi irrinunciabili per un capodanno comodo e trendy:

  • jeans a vita alta
  • stivaletti tacco largo
  • piumino
  • giacca invernale con cappuccio

Tra i jeans a vita alta più belli e comodi troviamo il modello mom, che si inizia a vedere anche in stile gessato o con strass e applicazioni più raffinate. Ci sta bene lo stivaletto, invece meglio non metterlo con il piumino ma con la giacca invernale corta con cappuccio. Il piumino è perfetto con un jeans stretto e le sneakers.

Queste idee sono perfette per vestirsi low cost, perché probabilmente uno di questi capi sta già nel tuo guardaroba. Magari sbirciando attentamente ritroverai anche il vestito della tua feste di laurea e alla fine deciderai di dargli un’altra possibilità. Qualsiasi sia la scelta che farai per capodanno noi ci auguriamo che sia per te una serata indimenticabile. Ci auguriamo anche che non rimanga ai posteri la memoria del tuo look osceno. Non è il caso di osare idee strane proprio in un giorno così importante.

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Tipologie di colloquio di lavoro: quali sono e come affrontarle

Stai cercando lavoro, sei curioso di sapere quali tipologie di colloquio ti aspettano? In questo articolo vogliamo informarti sulle diverse modalità con cui vengono ricercati i candidati ad una posizione professionale. Conoscerli ti aiuterà ad arrivare preparato e a guadagnare la carriera che desideri.

Il colloquio conoscitivo

primo colloquio di lavoroHai inviato il curriculum, è stato visionato dai recruiter e ti hanno contattato per un colloquio: molto bene! Adesso devi prepararti al grande giorno. Come ben sai la prima impressione è quella che conta. Capita a tutti di arrivare con grande emozione a quel giorno, ma è importante che tu mantenga la lucidità e che sappia dare il meglio di te in quella manciata di minuti.

Il primo colloquio viene appunto chiamato colloquio conoscitivo. Il fine è quello di selezionare soltanto alcuni candidati, per cui se non farai una bella figura ti sarai giocato il posto. Non vogliamo metterti ansia, desideriamo come te che quello sia uno dei giorni migliori degli ultimi anni. Dopo il corso di laurea, il master e i vari aggiornamenti professionali è giunto il momento di guadagnare il successo meritato.

Il referente che ti troverai davanti ti farà alcune domande per inquadrare la tua preparazione e la tua attitudine al lavoro, anche informandosi su esperienze che non riguardano strettamente la sfera professionale come i tuoi hobby, le tue esperienze di volontariato e i tuoi viaggi.

Non sempre viene eseguito un colloquio conoscitivo al fine di assumere una persona. A volte viene fatto per scegliere persone da tenere in considerazione per ampliamenti o eventuali posti vacanti in futuro.

Se superi questa fase potrai essere ricontattato per un secondo e un terzo colloquio. Se ricevi una chiamata per un secondo colloquio significa che l’azienda sta mostrando interesse per te, ma non è ancora il momento di cantare vittoria. In questa occasione potrai incontrare direttamente il responsabile delle risorse umane o un altro dirigente preposto al reparto in cui andrai inserito. Se anche a loro dimostri di essere una persona valida per la posizione sei quasi in dirittura d’arrivo. Qui tieniti pronto a domande più specifiche rispetto alle tue aspettative sul lavoro in questione, lo stipendio e la mole di incarichi da gestire.

Il terzo colloquio non è sempre necessario, ma capita che alcune aziende lo richiedano, soprattutto se stanno cercando un professionista da inserire all’interno di una posizione molto delicata, difficile da sostituire. Di solito è quello definitivo, quindi se sei arrivato fino a qui potrai ben presto brindare.

Altri tipi di colloquio di lavoro

Sì, non esiste solo il colloquio conoscitivo. Ed è bene che tu sia pronto ad affrontare anche modalità sostanzialmente nuove. Ne esistono tanti e non è detto che ti capitino tutti. Di fondo l’obiettivo è sempre lo stesso: valutare le tue competenze e la tua motivazione, comprendere le tue modalità di ragionamento e di lavoro e l’abilità nel gestire la situazione in cui ti troverai se dovessero scegliere te. Tra i principali metodi di colloquio troviamo:

  • Colloquio di gruppo
  • Colloquio telefonico
  • Videochiamata
  • Assessment individuale
  • Test sulle competenze

Vediamo ogni singolo metodo nel dettaglio.

Colloquio di gruppo

Forse è uno dei più imbarazzanti, ma non per tutti. Serve alle aziende per valutare la tua capacità di interazione in un contesto di gruppo e viene scelto spesso per comprendere se uno o più candidati possono lavorare insieme. Se dovrai lavorare all’interno di un team questa tipologia di colloquio è la più probabile e quella che dovrebbe spaventarti di meno se sogni di svolgere una professione che prevede la collaborazione con altre figure.

Di solito si inizia sempre con la presentazione individuale per poi passare a domande in cui è prevista la risposta collettiva del gruppo. In alcuni contesti vengono addirittura proposti giochi di gruppo, per testare le reazioni alle dinamiche di interazione. Non sempre è facile farsi notare in questi contesti di colloquio, ma un atteggiamento aperto e collaborativo sono vincenti, insieme ad un pizzico di doti di leadership che non guasta mai.

Colloquio di lavoro telefonico

Se l’azienda a cui hai inviato il curriculum si trova in un luogo lontano dalla tua residenza, o sei stai tentando di intraprendere la strada del lavoro da remoto come molti free lance fanno, ci sono ottime probabilità che ti contattino per un colloquio telefonico. I primi consigli per affrontare questa situazione al meglio sono di tipo tecnico e logistico:

  • Assicurati di stare in un luogo tranquillo e senza interferenze
  • Prendi appunti sulla conversazione
  • Tieni in curriculum a portata di mano
  • Parla formalmente ma senza eccessi di cortesia

Anche per quanto riguarda la voce vale la regola della prima impressione. Scandisci bene le parole, non parlare con il fiatone e smetti di fare qualsiasi altra cosa. Il fatto che tu stia al telefono non significa che questo non è un momento cruciale.

Videochiamata per colloquio di lavoro

Grazie ad internet e alla possibilità di connettersi tramite videocamera in qualsiasi luogo è possibile partecipare ad un colloquio di lavoro in videochiamata. I programmi utilizzati sono Skype, FaceTime e Jitsi (che permette videochat direttamente da browser senza installazione e registrazione). Anche in questo caso, come per il colloquio precedente, assicurati di avere una buona connessione, un microfono e una videocamera funzionante. Scegli una stanza ben illuminata, possibilmente sullo sfondo della parete dietro di te non dovrebbe esserci niente. Vanno bene librerie e quadri, ma meglio evitare il lavabo della cucina, i poster dei centri sociali o altre cose appese a caso. Devi suscitare una sensazione di professionalità fin da subito. Anche se filtrata dallo schermo la tua immagine sarà nitida, presentati al meglio della tua forma fisica e ben vestito.

Spesso questo colloquio viene richiesto per lavori nell’area informatica e della comunicazione digitale, mostrare la tua alfabetizzazione informatica e la tua capacità di usare la tecnologia ti farà acquisire punti. Se già alla proposta di una videochiamata hai risposto che non sapevi cosa fosse Skype, bè, probabilmente non hai buone probabilità di passare.

Assessment individuale

esempio colloquio di lavoroQueste parole non ti dicono molto, forse non è molto utilizzato in Italia. Si tratta di una vera e propria metodologia di conduzione del colloquio, simile (purtroppo) ad un interrogatorio. Se rispondi bene a tutte le domande la posizione è tua. Le domande sono poste per indagare in profondità su di te, e sono molte di più di quelle di un colloquio conoscitivo classico e la sua durata è molto variabile e lunga. Può arrivare a durare due giorni, in cui ti verranno sottoposti test e quesiti sulle capacità professionali ma anche sulla tua psicologia. Anche i lavori di gruppo possono rientrare nell’assessment individuale. Dovrai svolgere alcuni compiti, osservato da diverse persone a cui spetta il compito di valutarti. Sì, è particolarmente ansiogeno, ma spesso viene proposto per posizioni di altissimo livello, quindi se lo superi congratulazioni!

Test sulle competenze e abilità

Questo è l’ultimo esempio di colloquio di lavoro di cui ti vogliamo parlare, ma già la definizione dice molto sulle modalità. I test abbinati ai colloqui sono in costante crescita, i recruiter ne fanno attualmente largo uso e sono utilizzati soprattutto per individuare professionisti in ambito gestionale. Il vantaggio è che i test sono in grado di rilevare molti aspetti della psicologia, delle competenze e della capacità di ragionamento logico del candidato. Anche se viene meno la dimensione verbale è un’ottima occasione per evitare l’imbarazzo del faccia e faccia

Ora che ti sei fatto un’idea dei vari colloqui che ti possono capitare sei pronto per affrontare l’entusiasmante sfida. In bocca al lupo!

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Film sul marketing e la vendita: ecco quelli da vedere

I film sul marketing inquadrano con precisione le dinamiche più avvincenti di una vita fatta per inseguire continue sfide. La formazione è importante, fin da subito. Dal corso di laurea in Economia fino al master hai miriadi di opportunità di studiare e imparare, ma forse nessuno ti ha mai detto che hai l’opportunità di farlo anche rilassandoti. Scegli uno di questi titoli e guarda sullo schermo come si diventa un vero marketer.

Film sul marketing e sulla vendita

film sul successo economicoChi ti ha detto che i film sulla vendita sono noiosi probabilmente non ha la benchè minima idea di quello che dice. È bastato uno straordinario Di Caprio con un altrettanto staordinario Scorsese per far ricredere chiunque. Con The Wolf of Wall Street ha lasciato tutti quanti a bocca aperta, un film di marketing lungo ma che non stanca. Questo è solo un titolo d’esempio, ma ce ne sono davvero tanti. Per tutti coloro che si occupano di marketing e di vendita è utile andare a scovare qualche titolo ispirante. Ti aiutiamo noi con una selezione di pellicole di vario genere, più o meno collegate al marketing ma sicuramente di grande interesse per coloro che vogliono buttarsi nel mondo della vendita, della finanza e del successo come marketers.

Thank you for smoking

Una critica corrosiva che ci ricorda che il fine ultimo di qualsiasi strategia è il guadagno. Ci sono molte scuole di pensiero nel marketing e nei film sulla vendita spesso emergono quelle più efferate e senza scrupoli. Questo film del 2005, diretto da Jason Reitman ha lo stile della commedia. Racconta la storia di un lobbista che difende a spada tratta il fumo e i produttori di sigarette. Il film trae ispirazione da un libro, come spesso accade per i film sul business ma non solo.C
Ottima dialettica, dubbia moralità e relazioni difficili con il mondo delle istituzioni. Di certo non viene fuori un ritratto grazioso dei marketer ma sicuramente offre materiale su cui riflettere abbondantemente. Di certo queste dinamiche, quello che può accadere quando si lavora in questo ambiente, non lo si impara nei manuali di economia.

The Founder

Il regista John Lee Hancock racconta la vita dell’imprenditore Ray Kroc. Se questo nome non ti dice niente, beh, aspetta di sapere quale marchio ha creato e ti suonerà improvvisamente famigliare. Ray Kroc era un venditore qualsiasi quando nel 1950 incontrò i fratelli McDonald. Inizi a capire? Ti ricorda qualcosa questo cognome? Esatto! I due proprietari di un fast food hanno messo in piedi un portentoso meccanismo di vendita del cibo, rapidissimo ed estremamente efficiente. Kroc fiuta il successo della strategia e decide di cavalcare quel potenziale, prendendo sempre più spazio dentro quella che poi sarebbe diventata la sua azienda. Occasioni da cogliere al volo, anche questo è marketing. Questo film su un imprenditore di successo nato da un incontro fortuito ce lo mostra con lucida narrazione.

Forrest Gump

Spezziamo momentaneamente la lista di film sulla vendita o sul marketing classici, in cui questi temi sono il fulcro dal quale non si discosta mai il filone narrativo. Lo facciamo per introdurre un titolo che risiede nel cuore di moltissimi: Forrest Gump. Questo capolavoro del 1994, diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Tom Hanks ­ con quella capacità struggente di dare spessore e profondità al personaggio che forse non vedremo con così tanta grandezza in altri suoi film – merita di entrare in questa guida perché fondamentalmente ti parla di sfide. Sfide considerate da molti impossibili, ma che Forrest intraprende in maniera spontanea, naturale e folle. Attraversa fasi storiche e di vita con perseveranza e pensiero positivo insegnandoci che la vita è quello che si costruisce ogni giorno con costanza e capacità di andare avanti, sempre.

Startup.com

come ti vendo un filmIl marketing nei film è stato trattato in tutte le salse, ma ancora deve nascere un filone che si concentri sugli aspetti più attuali, quelli nati dallo sviluppo tecnologico senza eguali degli ultimi anni. Il film in questione parla della nascita del sito govWorks.com, un progetto informatico nato per mettere in comunicazione cittadini e comuni fornendo servizi in grado di semplificare la vita, come pagare multe ed effettuare altre semplici operazioni. Il film ci fa comprendere l’importanza delle ricerche di mercato quando si sceglie di avviare una nuova attività.

La storia lascia spazio alle vicende dei due amici a capo del progetto e al loro entusiasmo nato grazie alle opportunità della rete. Da pochi dipendenti nel 1998 l’azienda cresce e prospera creando un modello capace di resistere. Internet e la tecnologia sono al centro di un movimento inarrestabile di crescita, questo docufilm ha il merito di incorniciare un bell’esempio della prosperità e dell’innovazione trascinante che può scaturire grazie a questi canali.

Come ti vendo un film – The greaters movie ever sold

La parola magica di tutti i marketers del mondo: advertising. In questo documentario si spiega come le compagnie sfruttano i mezzi di comunicazione di massa per piazzare i propri prodotti sul mercato. Morgan Spurlock ci parla del product placement, di come si individuano e si scelgono gli investitori e il budget da puntare per ottenere visibilità e come vengono girate le scene in cui i prodotti emergono. Il pubblico spesso è ignaro dei retroscena, ma grazie a questo film sul marketing dietro le quinte riesce a cogliere un aspetto nuovo e insolito di questa professione. Interviste a registi e personaggi di spicco arricchiscono il documentario e lo rendono un’opera da non perdere.

What Women Want

Un film più leggero, che piace molto alle donne, grazie al fascinoso Mel Gibson che veste i panni di un pubblicitario di successo. Lo sfondo è proprio l’ambiente di un’agenzia pubblicitaria ed è molto interessante vedere come viene creato uno spot di una nota marca sportiva. Ma non solo, l’espediente narrativo che rende tutto molto divertente e stimolante è il fatto che Mel Gibson ha il potere di leggere nella mente delle donne e quindi prende determinate scelte per raggiungere i risultati desiderati. Ci sembra qualcosa di simile a quello che fanno i marketer tutti i giorni, cercare di scoprire quali pensieri si nascondono dietro le menti delle persone. Ma non solo per esaudire i propri desideri, anche per accontentare i bisogni altrui.

La ricerca della felicità

Questo film sulla vendita ritorna sovente in molte liste e articoli di questo genere. Ci fa piacere inserirlo nella lista perché è una grande produzione che porta la firma di un regista italiano: Gabriele Muccino. La visione fa riflettere, ti porta ad interrogarti su quali siano i veri valori della vita e a prendere consapevolezza del fatto che i problemi non sono mai così grandi. Le gioie sono dietro l’angolo, nelle cose che molti reputano insignificanti ma che riempiono le giornate e la vita intera. In questa lista volevamo mettere un film sulla crisi economica ma che sapesse mettere in luce anche le qualità di ogni marketer di superare quel momento, guardare oltre e abbracciare col sorriso tutto ciò che lo circonda.

Il film è stato prodotto da Will Smith che ha scelto come regista Gabriele Muccino, da cui era rimasto colpito in seguito alla visione del film L’ultimo bacio. In Italia non ha riscosso molto successo al botteghino, mentre in America è andato a gonfie vele. Forse non possiamo definirlo del tutto un film italiano, ma comunque ci faceva piacere concludere con questo titolo questa lista.

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Come diventare persone di successo: 5 regole d’oro

Ci vuole tempo ed esperienza per capire come diventare persone di successo. Sarebbe bello svegliarsi un giorno e avere in mano tutto quello che si desidera. Ma saresti in grado di valorizzarlo davvero, di dare un senso ad ogni cosa che possiedi? Spesso dietro al successo ci sono piccoli gesti quotidiani. Noi immaginiamo grandi investimenti, eredità megagalattiche e colpi di fortuna improvvisi. E se invece la soluzione per raggiungere la meta desiderata fosse proprio sotto i tuoi occhi?

Abitudini di successo: 5 regole d’oro

abitudini delle persone di successoNon serve una lista lunghissima. Le abitudini di successo che funzionano sono tante, ma tu devi individuare quelle giuste per te. Non esistono tecniche da applicare nell’immediato, uguali per tutti. Dipende innanzitutto da qual è la tua definizione di successo. Ci sono diversi modi di vedere la questione. C’è chi crede che sia legata alla quantità di denaro posseduta, chi alla posizione lavorativa, chi ai beni da sfoggiare, chi alle capacità relazioni e famigliari.

Si può definire successo la vita di un uomo solo, che ha pessimi rapporti con la famiglia e soffre per l’assenza di legami sentimentali? Forse no. Come allo stesso modo non si può chiamare successo l’esistenza di una persona con relazioni appaganti ma senza denaro sufficiente a vivere una vita dignitosa. Può darsi che la verità sta nel mezzo.

Qui vogliamo avvicinarci ad un’idea di successo considerato come capacità di avere una vita attiva e appagante, sia sul lavoro che negli affetti. Perché secondo noi è questo che coincide con la realizzazione personale: una vita piena di affetto e prospera.

Per fornirti informazioni preziose sulle abitudini di vita delle persone di successo abbiamo scelto di stilare una lista di cinque consigli. Non perderteli.

Pensare come una persona di successo

La nostra lista sarà breve ma intensa. Qui ci sono racchiusi tutti gli insegnamenti delle persone di successo che abbiamo incontrato lungo il nostro percorso professionale e che abbiamo studiato come fonte di ispirazione. Il tuo obiettivo non è diventare un’altra persona, ma essere te stesso. Prendi queste parole come indicazioni, non come verità assoluta.

1. Focalizzarsi sul tempo e le priorità

Il tempo è denaro, si sa. Ma il tempo è anche una risorsa preziosa per se stessa, quelle ore che passano nell’ozio non ritornano più. È giusto e vitale dedicare del tempo al riposo e al non fare, perché siamo esseri che necessitano di distendere mente e corpo per non impazzire dietro la frenetica routine dei tempi moderni. Però è giusto darsi degli obiettivi prioritari e rispettarli. Gli obiettivi non possono essere un concetto astratto. “Consegnare la relazione per l’esame di psicologia” è un impegno necessario, con una precisa scadenza. Per raggiungerlo nel migliore dei modi devi calendarizzare il tuo tempo a disposizione. Facendolo con anticipo avrai la possibilità di dedicarti le giuste ore a tale compito, senza fretta e con il massimo della tua attenzione.

Ricorda di valutare se è veramente questa la tua priorità, se ne hai altre dovrai lasciare questa in secondo piano anche se la trovi più stimolante, altrimenti quando ti ci dedicherai avrai la sensazione spiacevole di aver lasciato qualcosa in sospeso e non lavorerai bene.

2. Ricorda i valori della vita

Si può fare sempre di più. Se ti concentri su questa massima sarai una persona di successo. Ma stai attento, perché questa citazione nasconde un “lato oscuro”. In realtà ti sta dicendo che può sempre dedicarti un tempo maggiore ai tuoi obiettivi, ma rischiando di dimenticare qualcosa di altrettanto importante. Hai fatto il meglio che potevi oggi? Bene, torna a casa per cena, esci e fai attività fisica anche tramite un’app di allenamento, resta a casa a meditare o guardare un film, anche questo fa parte della tua vita di successo.

3. Sì al taccuino, no alle to do list

Le famose liste di cose da fare per essere più produttivi sono controproducenti. Perché? Lo sai che più della meta di quanto hai scritto su quel pezzo di carta non riuscirai a portarlo a compimento? E allora accumulerai stress e frustrazione. Quelle task impresse con l’inchiostro restano nella tua testa, ti rendono il sonno disturbato e non hanno una reale conseguenza positiva sul tuo livello di produttività. Basta, sostituiscile con un calendario, da rispettare rigorosamente e poi compra un bel taccuino. Portare un note-book ti aiuta a ricordare le intuizioni più brillanti, segnandole sul momento. Sai quante idee geniali hai perso per strada? Non ci pensare!

4. Dire di no

Questa è una cosa che non ci insegnano e lavorando in un ambito di formazione italiano ci rendiamo conto che è tipico del nostro paese. Forse la nostra proverbiale cortesia e accoglienza non ci consente di declinare gli inviti e di conseguenza ti ritrovi con appuntamenti e altre incombenze che riempiono il tuo tempo di cose lontane dal perseguimento degli obiettivi. Datti una regolata, il tuo tempo ti appartiene. Dire di no non è scortesia: è saper essere presenti al momento giusto.

5. Fare una cosa per volta e non rimandarla

Importantissima regola che si riallaccia alla prima. Dedica il giusto tempo alle priorità e soprattutto non rimandarle. Chiediti, anche solo un secondo, perché meglio domani di oggi? Molto spesso non c’è risposta a questo quesito se non la tua pigrizia. Dandoti da fare oggi impari ad arginare l’autosabotaggio e accumuli soddisfazione e tempo da dedicare al riposo nei giorni a venire. Non male come idea, vero?

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Vuoto prima di un esame: come riconoscerlo (e combatterlo)

Il vuoto prima di un esame è un sintomo d’ansia. Sono moltissimi gli studenti che vivono con emotività e tensione le prove universitarie. Anche altri tipi di esami possono suscitare queste reazioni, come l’esame per la patente e addirittura gli esami di tipo medico. Ci sono diversi modi per arginare un blocco generato dall’ansia o dallo stress. In questa guida ti forniamo i migliori consigli degli esperti in psicologia. I sintomi di tensione e la difficoltà ad affrontare le prove saranno un lontano ricordo.

Gestire l’ansia da esame

come rilassarsi prima di un esamePrima ancora di arrivare all’università ti sei accorto che hai una certa difficoltà ad accettare le sfide che la vita ti porta. Quei momenti in cui devi essere messo sotto esame ti genera una serie di reazioni scomode e difficili da controllare come:

  • Tachicardia
  • Tremore
  • Difficoltà di circolazione
  • Scarsa o eccessiva salivazione

L’ansia da esame ha gli stessi tratti caratteristici dell’ansia generale, che affligge numerose persone e per i più disparati motivi. In alcuni casi l’insorgere di questi problemi affonda le sue radici nella scarsa autostima. Cercare di superarli può essere il primo passo utile per riconquistare un buon livello di fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità.
Come prima cosa è utile ridimensionare la prova. Gli esami sono passaggi importanti, ma dall’esito di questi non dipende la nostra incolumità, pertanto possiamo approcciarci ad essi con maggiore distacco e non temere il peggio se dovesse andare male.

Puoi affrontare l’ansia prima di un esame e puoi gestire in modo efficace un risultato negativo. Se ti lasci coinvolgere eccessivamente dalle preoccupazioni e ti identifichi con lo scarso risultato credendo di non valere niente per non aver superato brillantemente la prova allora devi lavorare non solo sull’ansia ma su una visione positiva della tua persona.

Vuoto prima di un esame e altri sintomi

Abbiamo già illustrato quali sono i principali sintomi dell’ansia in generale, che vanno a sovrapporsi ad altri più specifici di quella che assale gli studenti prima di un esame. Chi già soffre di disturbi ansiosi sa che tendono ad acuirsi con l’avvicinarsi della data della prova. La sintomatologia specifica dipende dal soggetto e può essere molto aria, alcuni hanno reazioni di tipo fisico, altri registrano maggiori sintomi psichici e cognitivi. In questi rientra la classica “scena muta” che si manifesta nel momento in cui ci si trova di fronte al professore e pur avendo studiato tutto non si riesce a proferire parola. Una situazione piuttosto imbarazzante e che ha effetti a catena sulla persona, generando frustrazione, tristezza, rabbia e una serie di emozioni che non contribuiscono al miglioramento dell’umore.

Sul vuoto di memoria si può lavorare allo stesso modo che sugli altri sintomi. Anzi, ci si deve lavorare, soprattutto in quei casi in cui è così forte e così invalidante che provoca l’abbandono degli studi da parte degli studenti. Nei corsi di laurea non capita spesso di incontrare studenti con un livello così problematico di ansia, ma coloro che ne sono colpiti in modo così intenso devono correre ai ripari.

Cosa fare il giorno prima di un esame

Questa paura degli esami universitari non è direttamente collegata alla preparazione, come abbiamo detto. Ci sono studenti in grado di studiare interi manuali di economia o ingegneria e di conoscere a menadito una quantità cospicua di informazioni ma incapaci di esprimerle una volta che si sentono messi sotto giudizio. Per imparare a gestire questa situazione ti forniamo una serie di consigli utili a combattere l’ansia:

  1. Fare un calendario
  2. Prendersi cura di sé
  3. Praticare tecniche di rilassamento

Questi tre passaggi contribuiscono davvero ad apportare benefici in grado di cancellare i sintomi dell’ansia. Se associati ad una buona psicoterapia, nei casi più gravi, portano a risultati eccellenti. Forse l’ansia non verrà eliminata del tutto ma imparerai che è un aspetto di te che corrisponde alla tua sensibilità emotiva e imparerai a gestirlo senza avvertire più quella sensazione terribile di oppressione.

Un trucco contro i vuoti di memoria: pianificare

L’organizzazione può essere la chiave per sconfiggere piano piano questo mostro che ti perseguita. La capacità di pianificare il tempo aiuta a trovare una direzione alle giornate caotiche, ti permette di portare a termine più impegni e a farlo senza quella sensazione di acqua alla gola che ti fa vivere tutto male. La vita è frenetica, ma la fretta è cattiva consigliera e allora non pensare di poter fare un esame all’ultimo momento. Quando hai pronto il tuo piano di studi calendarizza le tue scadenze di modo da poterle affrontare per tempo.

È molto importante che il tempo che pianifichi ti permetta di avere uno spazio per dedicarti alle tue passioni e distrazioni. Ricorda di:

  • fare sport
  • di mangiare bene
  • dormire ore sufficienti di sonno

Queste cose sono fondamentali per il benessere psicofisico e già di per sé sono in grado di ridurre il livello di ansia. Sappiamo che non è sempre facile avere tutto sotto controllo e ritagliarsi del tempo per qualcosa che non sia lo studio. Ma la mente “fresca” può aumentare le prestazioni cognitive. Non rinunciare a stare bene, la tua ansia si nutre della tensione, quindi allontanala trovando il tempo giusto e l’equilibrio tra dovere e piacere.

Come prepararsi ad un esame: la cura di sé

ansia da esameIn questo paragrafo non vogliamo ripetere quanto detto sopra. Il concetto importante è il rispetto per la propria persona. Ci capita di parlare con gli studenti del nostro corso di laurea che si riducono a non mangiare prima degli esami, che non dormono e a volte non si fanno neanche la doccia per giorni. Per quanto gli esami siano davvero importanti non lo saranno mai quanto te. Mai. Hai bisogno di dare a te stesso tutto quello di cui hai bisogno per arrivare alla prova con il giusto spirito.

Nel vuoto prima di un esame si concentra tutto lo stress accumulato i giorni prima, la tensione, l’ansia che non ti ha permesso di distenderti con una doccia calda. Un altro modo per prenderti cura della tua persona è rispettare lo spazio di lavoro, tenerlo in ordine e ben curato. Magari scaricando un app per la gestione della casa. Se hai bisogno di aiuto puoi contattare i tuoi amici più stretti e chiedere una mano. Anche saper chiedere aiuto è un modo per volersi bene. Organizza una sessione di pulizie domestiche per ridare dignità ai tuoi spazi. L’ansia da esame viene assorbita anche dagli ambienti. Il decluttering è un buon strumento di purificazione degli ambienti e anche una bellissima attività, tra le più distensive cose da fare prima di un esame.

Come rilassarsi prima di un esame universitario

Ci sono moltissime tecniche di rilassamento dalle quali attingere per ritrovare un equilibrio psicofisico e abbassare i livelli di ansia. Tecniche per tutti i gusti, per coloro che amano dedicarsi a se stessi facendo attività fisica o per chi cerca silenzio mentale e pace interiore. Ai primi consigliamo yoga, pilates, ma anche sport più classici come in nuoto. Il segreto è scaricare le tensioni che si accumulano direttamente sul fisico. Lo sport e l’attività fisica fa produrre all’organismo degli ormoni benefici che sono in grado di sconfiggere le cause dell’ansia.

Ai secondi invece tendiamo a suggerire dei metodi di rilassamento come:

  • respirazione consapevole
  • meditazione
  • training autogeno
  • visualizzazione creativa

Tutte queste tecniche possono essere utili prima della prova o anche la notte prima dell’esame universitario. La respirazione e la meditazione sono due validi alleati per coloro che concentrano molte tensioni a livello mentale e che non riescono a mettere a tacere la voce dentro la testa che ripete “non ce la farai mai”. Quella voce che spesso provoca i vuoti di memoria prima degli esami.

Sia il training autogeno che la visualizzazione creativa dovrebbero esser guidate da persone esperte in grado di insegnare precisamente la tecnica. Trovi dei tutorial su internet ma non sono esattamente la stessa cosa.

Speriamo che questi suggerimenti ti abbiano fatto comprendere che ci sono molte soluzioni per risolvere il tuo problema. Occorre avere fiducia, perseverare e non abbattersi, anche se non è facile si può fare.

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Idee per scrivere un libro: ecco come trovarle

Le idee per scrivere un libro sono ovunque. Se possiedi l’occhio attento dell’osservatore non ti sarà difficile scovare tra le pieghe del giorno qualche spunto creativo. Una buona penna e la predisposizione a narrare possono fare di te un autore convincente. Ma il classico “blocco dello scrittore” colpisce chiunque, per cui sono mesi che ti contorci mentalmente alla ricerca di qualcosa di davvero geniale per dare il via al tuo prossimo romanzo. Ti aiutiamo noi, con qualche suggerimento pratico e qualche consiglio motivazionale per scrittori in erba.

Come iniziare a scrivere un libro

Le idee per scrivere un libro non piovono dal cielo. La fase di ideazione e progettazione è molto delicata, dal suo esito dipende la buona riuscita dell’impresa. Ci sono tre fasi che non puoi tralasciare prima di iniziare la con la fase di scrittura vera e propria:

  • Parti da un dettaglio di trama, ambientazione, protagonisti
  • Approfondisci le tematiche
  • Amplia il progetto
  • Analizza il target

idee per scrittori

Se in fase preliminare le idee sembrano confuse non autocensurarti, è normale. Idee vaghe possono dar vita a storie indimenticabili. È importante che in questa parte del lavoro non dimentichi mai a casa penna e quaderno, o u

n tablet sufficientemente comodo per sederti e scrivere velocemente quanto ti passa per la testa. Per approfondire i topic intorno ai quali si svolgerà la narrazione ti devi muovere. La creatività ha bisogno di essere alimentata e se hai scelto di raccontare una storia d’amore tra moderni street artist sicuramente hai bisogno di immergerti in quelle atmosfere: passeggia per la città, non confinarti nella tua stanza.

Il terzo punto “ampliare il progetto” è strettamente connesso a quello che lo precede. Mentre fai le tue ricerche tematiche combina associazioni, la street art è figlia di un movimento artistico e l’arte anche oltre i muri, forse ci sono altri temi correlati che sarebbe opportuno inserire. Non solo tematici, ma anche relativi ai personaggi. Domandati perché hanno scelto di dipingere per strada? Allarga i tuoi orizzonti.
Ma stai sempre attento ad intercettare i bisogni del lettore. Non ti stiamo dicendo che devi scrivere ciò che gli altri desiderano leggere, ma quasi. Il tuo libro senza lettori non è un libro, la tua scrittura è un’esigenza di comunicazione che necessita di un interlocutore. Facci attenzione.

Come si scrive un libro

Siamo lontani anni luce da chi crede che si possa infondere in un solo articolo la teoria narratologica tale da renderti il prossimo scrittore di successo in Italia. Sì, possiamo fornirti idee per scrivere un libro, ma se il talento non è dentro di te non possiamo forzare il processo. Se non hai ancora approfondito le tecniche di scrittura creativa ti suggeriamo di farlo quanto prima. Non bastano solo le idee, servono anche le abilità.

Per scrivere ci vuole uno schema. Ti consigliamo di:

  • Scegliere una struttura
  • Individuare un conflitto
  • Tracciare i turning point
  • Definire una mappa

Scegliere la struttura di un libro

Struttura e trama sono intrinsecamente collegate. Per organizzare la trama devi procedere per gradi. Supponiamo che tu stia ancora lavorando sull’idea di scrivere un romanzo basato su protagonisti e vicende legate al mondo della street art. Avrai studiato il tema e scelto dei protagonisti. Ora puoi scegliere una struttura del testo:

  • Divisa per atti
  • Basata sul viaggio dell’Eroe

Citiamo solo queste due perché sono le più utilizzate, quelle che universalmente si riscontrano nella maggior parte dei romanzi di successo. La struttura per atti prevede che ci siano tre sezioni: La prima introduce i personaggi, l’ambientazione e il conflitto; il secondo atto sviluppa il conflitto, spesso è il momento in cui palesano gli ostacoli; la terza parte è il momento del climax, della conclusione.

Il Viaggio dell’Eroe invece, teorizzato da Campbell si basa sulla teoria della struttura narratva che prevede che un “eroe” o protagonista intraprende nel corso della storia un “viaggio” con prove disseminate lungo in cammino, che gli consentono di integrare virtù e archetipi.

Individuare un conflitto

Per scrivere un libro bisogna avere dimestichezza con le emozioni. Quando parliamo di conflitto non stiamo immaginando la guerra, ma i dissidi interiori, quelli con cui abbiamo a che fare noi comuni mortali tutti i giorni. Per sviluppare la trama di un romanzo sulla base del conflitto puoi scegliere diverse tipologie:

  • Uomo/natura
  • Uomo/sovrannaturale
  • Uomo/uomo
  • Uomo/società
  • Uomo/sé stesso

A seconda della tua scelta potrai anche definire un genere, è il caso del conflitto tra uomo e soprannaturale, che può sfociare in vari generi di romanzo, dall’horror al fantascientifico o fantasy. Per gestire il conflitto all’interno della narrazione si deve compiere lo sforzo di dare spazio a tutti gli attori coinvolti e alle tematiche. Probabilmente ti ritroverai a scrivere più volte le varie parti, per far emergere meglio l’arco di trasformazione del personaggio.

I punti più importanti di un romanzo

In un paragrafo precedente gli abbiamo chiamati “turning point”, si tratta dei meccanismi narrativi che fanno spazio ai momenti salienti della narrazione. Sono al centro dell’analisi critica di un testo letterario. I colpi di scena che modificano gli eventi in corso e cambiano i personaggi. Puoi sceglierli a tavolino e capire dove collocarli nella trama, ma potrà anche capitarti di lasciarli emergere improvvisamente, perché spesso la storia decide da sola dove andare. Non sono sempre colpi di scena netti o tragedie, ma anche piccole prese di consapevolezza che motivano i personaggi a intraprendere avventure positive. O ti piacciono di più le battaglie all’ultimo sangue? Anche in questo caso lo stile da dare, la quantità da scegliere e il modo di sviscerare i turning point dipende dal genere letterario. I gialli ne avranno tantissimi, come i romanzi di formazione, mentre forse nel tuo romanzo ce ne saranno soltanto due. Non è la quantità che conta ma la qualità.

Definire la mappa di un romanzo

spunti per scrivere un libroStabilire una volta per tutte il percorso della storia non è possibile, ma inoltre non è consigliabile. È opportuno avere delle linee guida per il romanzo che scriverai, ma lascia che la tua creatività possa galoppare a briglia sciolta. La mappa è una via di mezzo, ti permette di avere sott’occhio tutta la struttura della storia e allo stesso tempo di lasciarti vagare tra gli spazi ancora vuoti e da colmare.

Puoi fare delle mappe di diverso tipo, a seconda della complessità della narrazione:

  • Mappa dei personaggi
  • Mappa dei luoghi
  • Mappa del tempo cronologico
  • Mappa delle scene

Il concetto di mappa viene spesso insegnato a scuola o all’università, come metodo di studio, sono strumenti di comprensione e organizzazione del lavoro molti utili in tanti campi diversi.

Consigli per scrivere un libro

Abbiamo cercato di aiutarti in uno dei momenti più delicati in assoluto: l’inizio della stesura di un romanzo. Se pianifichi bene questa parte avrai meno difficoltà nel gestire il numero di personaggi, l’ambientazione e gli altri elementi propri di qualsiasi libro. Per concludere riteniamo che sia importante ricordare che per scrivere un libro bisogna anche leggere tanto. La lettura ci orienta verso testi che rispondono ai nostri gusti e dai quali riusciamo ad assorbire l’ispirazione giusta per procedere come scrittori. Non stiamo dicendo che bisogna copiare, non funzionerebbe. Ma circondarsi di buona letteratura accresce le possibilità di affinare tecnica e stile. D’altronde se sei esigente come lettore lo sarai anche come scrittore e questo piacerà molto ai lettori e prima ancora agli editor.

Per passare le rigide selezioni che le case editrici effettuano a monte prima della pubblicazione di un libro concorrono molti fattori, la motivazione non è secondaria però neanche primaria, la letteratura reclama capacità consolidate o talenti geniali. Ma non buttarti giù e scrivi, scrivi, scrivi, solo così potrai emergere.

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App per la gestione della casa: ecco quelle da scaricare

Non tutti nasciamo casalinghi. Per questo scaricare app per la gestione delle casa può essere il primo passo verso un nuovo modo di intendere le faccende domestiche. Un modo creativo e interattivo che ti consente di avere tutto a portata di mano e di smartphone. Dalla pianificazione delle spese alle idee economiche per piatti prelibati, gli store di app sono pieni di proposte interessanti per studenti, lavoratori, o più in generale per coloro che amano la casa ma non riescono a stare dietro a tutte le incombenze. Scopriamo insieme questo fantastico mondo di organizzazione domestica tramite applicazioni.

Bilancio familiare: le app da scaricare per la gestione delle spese

app per fare la spesaL’economia domestica è uno dei punti più delicati da affrontare sia per chi vive in famiglia sia per chi vive da solo. Essere single non significa risparmiare. Se ti trovi a fare la spesa in solitaria, a preventivare gli acquisti senza nessuno al tuo fianco, può capitare di commettere degli errori di valutazione. Per gestire la casa è necessario:

 

  • Controllale le spese in uscita
  • Rispettare le scadenze
  • Ridurre gli sprechi
  • Organizzare il risparmio
  • Gestire i rapporti con fornitori e venditori

Per curare al meglio ogni aspetto servirebbero le competenze di un amministratore, oppure di un laureato in economia. Ma per chi non possiede queste doti c’è una buona notizia: la tecnologia ci viene in aiuto. Grazie alle app per il budget familiare è possibile fare un piano di spesa semplice ed intuitivo. Ecco quali sono le migliori in circolazione:

Monefy

Il vantaggio di questa applicazione per la gestione delle spese è la facilità di utilizzo. Grazie alle sue funzionalità è possibile inserire in modo veloce tutte le entrate e le uscite giornaliere. Tracciare precisamente tutte le spese è il primo passo per eliminare quelle superflue e riuscire a risparmiare. Monefy ha diversi punti di forza:

  • Categorie di spesa varie
  • Personalizzazione delle categorie di spesa e di pagamento
  • Statistiche di bilancio per metodo di pagamento
  • Grafico di riepilogo semplice e immediato

Se si sceglie la versione PRO vengono eliminate le pubblicità (che sono comunque poche) dopo l’inserimento di alcune voci di spesa.

Bollettino

Sempre per restare in tema di budget famigliare, prova a pensare a tutte le volte che hai alzato gli occhi al cielo perché avevi dimenticato di pagare un bollettino. Forse per evitare le code o forse per semplice dimenticanza è capitato almeno una volta a tutti.

Bollettino è un’app di Poste Italiane nata appositamente per pagare bollettini in scadenza. Si può scaricare gratuitamente e offre la possibilità di pagare tramite diversi metodi di pagamento come:

  • Conto BancoPosta
  • PayPal
  • Carta di credito

Puoi dire addio alla tua proverbiale abitudine di rimandare i pagamenti.

Bilancio Familiare

Il nome illustra già con sufficiente precisione la sua funzionalità: fare i conti. Quando questi non tornano è difficile per una famiglia intera andare avanti, tenendo sotto controllo i risparmi. Segnare tutte le spese, ma proprio tutte dev’essere imperativo. Ma la memoria non è il tuo forte? Bene, perché Bilancio Familiare nasce proprio per questo. Per far quadrare i conti a coloro che con la contabilità non sanno che farci.
A fine mese avrai una situazione più chiara, potrai verificare le tue spese e valutare se i mesi successivi è possibile risparmiare qualcosa e fare altri investimenti. Semplificati la vita, scegli di non sottovalutare l’importanza della gestione economica.

App per una spesa intelligente

Una delle cause principali di litigi e battibecchi è la tanto temuta spesa. Se sei tra quelli che amano varcare la porta del supermercato e riempire il carrello di ogni ben di dio sei fortunato! Perché in realtà sono tantissimi quelli che non hanno la benché minima voglia di occuparsi della spesa. Per venire incontro alle esigenze di questi ultimi e per ridurre il numero delle cause di divorzio per motivi futili si è mobilitata anche la tecnologia.

Così sono nate diverse applicazioni per fare la spesa, per organizzare gli acquisti, i risparmi e le dispense.

Ti indichiamo qualche nome da provare direttamente sul tuo smartphone.

iO faccio la spesa

La vecchia lavagnetta è un lontano ricordo. Con questa app potrai evitare una delle cose più fastidiose: rientrare a casa avendo dimenticato di comprare proprio quella cosa che desideravi. Succede spesso, però si può evitare. iO faccio la spesa, scaricabile per Android, aiuta nella programmazione degli acquisti e nella verifica del totale, rendendo piacevole il momento della spesa, senza spiacevoli dimenticanze.

Frigok

Potete scaricare Frigok sia per iPhone che per altri smartphone. Basta coltivazione selvaggia di muffe in frigorifero! Quando fai la spesa puoi inserire le date di scadenza nell’applicazione per essere avvisato prima. Non solo. Grazie ad intelligenti consigli Frigok ti aiuta a posizionare nei giusti scompartimenti il cibo acquistato, ottenendo rendimenti maggiori e mantenendo inalterato il gusto e l’aroma degli ingredienti dei tuoi piatti. Insomma, un valido aiutante per non sprecare niente, risparmiare economicamente e cucinare in modo intelligente.

Queste sono solo alcune dell app per la gestione della casa che possono darti una grossa mano nel migliorare l’organizzazione domestica. Ogni giorno vengono caricate centinaia di applicazioni negli store di iPhone, smartphone e tablet, forse ne hai provato altre che ti hanno convinto, bene. Noi ti consigliamo di dare un’occhiata anche a queste, migliorano la qualità della vita e sono perfette per studenti e lavoratori.

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Come scrivere un report: linee guida e consigli utili

Stai cercando consigli su come scrivere un report? Sei alle prese con la redazione di un testo di analisi, critica, approfondimento e descrizione di un progetto o di uno studio. Si tratta di un processo delicato che merita attenzione e cura. La buona redazione dipende da tanti fattori, in primis la conoscenza dell’argomento e in seconda istanza la capacità di strutturare il discorso in maniera logica, sintetica e chiara. Con l’aggiunta di una buona formattazione e di un’impaginazione ad hoc otterrai un report eccezionale, capace di catturare l’attenzione. Vediamo come.

Scrivere una relazione non è semplice

come fare un report di un progettoChi non ha mai avuto a che fare con la scrittura di una relazione critica pensa che sia un gioco da ragazzi. È un errore di valutazione grave. Purtroppo in Italia vige una sorta di incomunicabilità e incomprensione tra studenti di materie umanistiche e scientifiche. Un pregiudizio strisciante ha convinto molti che gli studenti di lettere siano in grado di eccellere nelle prove scritte, mentre gli studenti dei corsi di laurea in economia sono ipoteticamente inetti a scrivere. Ma tutti prima o poi si trovano a scrivere un report, per lavoro, per studio o anche per curare i propri interessi personali. E non è assolutamente vero che solo i letterati possono scriverne uno con i fiocchi. Certo, non è facile, ci sono delle regole da seguire per ottenere un risultato chiaro, comprensibile ed efficace. Ora vediamo insieme quali sono i passaggi da seguire per scrivere bene una relazione critica.

Struttura del report perfetto

Come primo passo verso il successo della tua relazione poniti questa domanda: cosa voglio comunicare? L’obiettivo finale del tuo comunicato o relazione è il nucleo centrale, il focus capace di fornirti indicazioni utili su come procedere. Se non hai chiaro messaggio da trasmettere difficilmente sarai in grado di trasporre in forma scritta anche solo poche righe per definire il progetto che hai in mente su carta. Una volta che hai fissato l’obiettivo della tua comunicazione ecco quali sono gli altri consigli da seguire:

  • Scegliere il destinatario
  • Scegliere le fonti
  • Scrivere una lista di punti da non dimenticare
  • Fare una scaletta da rispettare
  • Usare grafici e tabelle
  • Formattare in modo efficace
  • Rileggere

Tutti questi consigli sembrano scontanti. Eppure, duole ammetterlo, non è così. Ci sono migliaia di report che ogni mese vengono inviati per i più disparati motivi. Molti di questi sono sgrammaticati, incomprensibili, caotici. Risultato? Il messaggio centrale della relazione si disperde, si perde tempo per cercare di approfondire un’esposizione poco chiara e a volte si perde l’opportunità di ottenere un lavoro o un riconoscimento, semplicemente perché non è riusciti a comunicare a dovere. Allora come fare?

Continua a leggere per trarre suggerimenti utili a pratici al fine di produrre relazioni critiche avvincenti e vincenti.

L’autorevolezza: scrivere una relazione di qualità

Scrivere un report significa dare spazio ad un pensiero, mostrare come si è lavorato oppure quale strada è stata percorsa prima di ottenere un risultato. Esistono report aziendali, dove vengono sintetizzati ed esposti i risultati delle strategie di gestione aziendale in un dato periodo. Esistono report di vendita, report del settore marketing, report sullo stato delle risorse umane. L’ambito aziendale mostra molti esempi, ma non è il solo. Anche in altri campi, come nell’arte e nelle scienze sociali le relazioni scritte vengono applicate molto spesso per tenere conto degli avanzamenti di una ricerca o di un progetto. Cosa può fare la differenza? Come far emergere il report tra la moltitudine di quelli esistenti?

La qualità è ciò che conta. Per scrivere una relazione critica di successo è necessario:

  • Non improvvisare
  • Documentarsi
  • Sintetizzare

La vera differenza la fa l’autorevolezza dell’esposizione. Per supportare la tua relazione critica o analitica innanzitutto devi scegliere solo fonti accreditate. Un consiglio flash: apri con un’introduzione ad effetto, magari accompagnata da una citazione stuzzicante. La frase di uno studioso della materia, oppure di un libro, di una poesia, qualcosa che sia inerente a quanto racchiuso dentro il tuo elaborato scritto ma che non sia noioso. Tra tutte le fonti che individui scegli soltanto le migliori, sintetizza non solo la tua scrittura ma anche lo studio a monte. Milioni di pagine lette non contribuiranno a rendere migliore il lavoro, a volte confondono soltanto le idee. Fatti consigliare da un esperto, utilizza solo l’indispensabile per essere chiaro e conciso.

La scaletta giusta per scrivere una relazione

È sempre molto utile farsi la famosa scaletta. Gli amanti delle liste, degli schemi e delle mappe sanno quanto tempo si risparmia strutturando anticipatamente su un foglio la struttura di una relazione. Gli elaborati scritti seguono più o meno tutti lo stesso schema. Possiamo sintetizzarlo così:

  • Introduzione
  • Elaborazione
  • Conclusione

Tre punti. Però non è finita qui. In realtà ogni punto va declinato in altri sottopunti, tutti della medesima importanza. I sottopunti possono essere facoltativi, mentre non lo sono i tre punti principali appena elencati. È impensabile scrivere un report senza introduzione, oppure senza conclusione, come immaginare un film a cui viene tagliato il fotogramma del finale, non crea confusione, semmai è proprio incompleto se non addirittura errato.

Come scrivere l’introduzione di una relazione

I sottopunti previsti per l’introduzione sono i seguenti:

  • Presentazione dell’argomento
  • Motivi della scelta
  • Obiettivi del testo
  • Modalità di lavoro e tempi di svolgimento
  • Professionisti e persone incluse nel progetto

La lunghezza di questi punti dipende dalla lunghezza finale del lavoro. Quella delle dimensioni del testo è un’altra questione importante. Spesso vengono forniti dei parametri da rispettare, soprattutto quanto il report viene richiesto da un ente, un’istituzione, un ufficio. Il più delle volte vince la sintesi, lo abbiamo detto anche precedentemente, parlando della ricerca delle fonti. I report sono per loro natura un documento redazionale semplice e immediato che nasce proprio per dare spiegazione sintetica di un lavoro più lungo ed elaborato. Un malloppo di cinquanta pagine non è un report, è una noiosa dissertazione prolissa. Non perdere l’occasione di centrare l’obiettivo: per farti capire non servono troppi giri di parole.

Prova per ogni sottopunto indicato ad utilizzare paragrafi di circa 400 parole, un numero minimo, ma sufficiente ad offrire spazio ad una elaborazione essenziale ed esaustiva. Il numero delle parole non è una regola imprescindibile, prendilo come un suggerimento di base.

Elaborare una relazione efficace

Come per l’introduzione anche la parte centrale di un report può essere suddivisa in:

  • Esposizione del lavoro
  • Metodologie
  • Strumenti

Metodi e strumenti fanno la vera differenza, rappresentano la tua personale cifra e il contributo unico con cui hai lavorato. Su questo punto prenditi più spazio. Non devi per forza scrivere tanto, anche gli elenchi puntati sono efficaci, purché siano esplicativi. Una serie di punti che non dicono niente non ti rendono merito. Allora, parole semplici ma che sappiano comunicare. Le metodologie possono essere quelle ufficialmente riconosciute o anche quelle messe a punto da te, purché spiegate nel dettaglio, motivate e supportate da risultati dimostrabili. Nei report viene apprezzata la capacità di fornire la propria esperienza al servizio di un lavoro, chi legge viene piacevolmente colpito da originalità, soprattutto dove quest’ultima è corredata da un’esecuzione accurata. Ossia, va bene esporre le proprie idee e metodi ma devono avere spessore e una riflessione critica a monte.

Conclusione della relazione

report di una riunioneLa parte finale è importante tanto quella iniziale, non lasciatevi ingannare dal fatto che sul finire il lettore sarà stanco e trascurerà eventuali errori. Non cedere proprio sul più bello, tieni alta la qualità dell’elaborato e nell’ultima parte inserisci rimandi a:

 

  • Valutazioni generali sul lavoro
  • Difficoltà e sfide incontrate
  • Riflessioni su concetti emersi dal documento
  • Nuove idee per futuri progetti e report

Quando un lavoro si conclude c’è sempre spazio per ulteriori ricerche e obiettivi. Un report dichiara la situazione di un progetto, esperimento o strategie dopo un determinato lasso di tempo, ma può anche indicare le nuove proposte per un’evoluzione e un miglioramento in divenire.

Scrivere report efficaci significa concentrarsi sui messaggi che si vogliono diffondere, esprimendo nel migliore dei modi la visione, la missione e i risultati raggiunti da un periodo di studio, da una valutazione o dall’applicazione di un metodo in un dato periodo. Speriamo che i chiarimenti offerti da questo articolo siano utili per la tua prossima sfida: scrivere una relazione e farlo bene.

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