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Diventare esperto in alimentazione sportiva con il master online Unicusano.

Lo sport e l’alimentazione sono due aspetti della vita di ogni giorno che stanno prendendo sempre più piede e portano a sempre più consapevolezza in merito. Ne abbiamo spesso parlato qui sui canali di Unicusano e sono molti gli atleti, professionisti e non, che si rivolgono a specialisti rispetto alle diete da seguire in relazione allo sport che svolgono.

Oggi affronteremo questo tema da un punto di vista più tecnico e professionale, o meglio, professionalizzante.

Sono sempre di più infatti coloro che aspirano a diventare esperti in alimentazione sportiva, lavorando come professionisti del settore all’interno di team nazionali e affiancando atleti professionali. Le opportunità di lavoro in questo senso sono davvero tante, e richiedono tutte una qualificazione specializzata e adeguata.

Vediamo quindi come fare per diventare un esperto di alimentazione sportiva e quali gli sbocchi professionali in merito.

esperto in alimentazione sportiva

Diventare un esperto di alimentazione sportiva.

A Foggia la risposta più adeguata e ricca di opportunità la offre l’Università Telematica Niccolò Cusano, con il suo Master online in Nutrizione nel fitness e nel recupero funzionale dell’atleta, afferente alla Facoltà di Scienze della Formazione, della durata di 550 ore complessive e valida per l’acquisizione di 22 Crediti Formativi Universitari.

Anche per questo e per le modalità di studio online che approfondiremo in seguito si tratta di un corso di studio perfetto per aggiornarsi professionalmente e mantenere competitive le proprie competenze, o sviluppare gli strumenti per un ampliamento di carriera.

Proprio per questo, il corso di studi è preferibilmente rivolto a Medici, Biologi, Farmacisti, Dietisti, Psicologi, Laureati ISEF, Fisioterapisti e in generale tutti i professionisti che hanno a che fare con il mondo dello sport e della nutrizione in maniera più o meno diretta.

Discipline sportive di ogni genere verranno affrontate a 360°, come anche il concetto di recupero funzionale dell’atleta nei vari stadi della sua preparazione e prestazione. Ad essere affrontato sarà anche lo studio biomeccanico del gesto atletico e l’utilizzo di energia.

Gli obiettivi al termine del corso di studi saranno:

  • La capacità di far raggiungere all’atleta il massimo del rendimento con il minimo dello sforzo e dello sfruttamento delle risorse dell’organismo.
  • Saper prevenire le patologie invalidanti.
  • Saper intervenire e supportare il recupero di eventuali infortuni.

La nutrizione è quindi vista anche come parte integrante della riabilitazione e del recupero a seguito d’infortuni. Come anche si affronterà il tema della corretta integrazione a breve e lungo termine.

In generale, questi obiettivi sono raggiungibili solo se si affrontano una profonda e attenta analisi e studio delle caratteristiche individuali, genetiche, morfologiche e posturali di ciascun atleta e lo si considera nella sua singolarità. Per quanto infatti esistano dei comuni denominatori per quanto riguarda l’alimentazione legata allo sport, comunque ogni sportivo avrà il suo corpo, la sua mente e la sua storia e potrà differire anche drasticamente da un suo compagno di squadra.

Gli obiettivi didattici.

Ma quali saranno nello specifico gli obiettivi didattici e le materie trattate da un corso universitario per diventare esperti di alimentazione sportiva?

Scopriamole insieme:

  • Attività motoria, sport amatoriale, sport professionale e classificazione degli sport in base al metabolismo – In questo modulo verranno trattati argomenti come la definizione dell’attività fisica, come essa può essere prescritta come terapia, l’energia che viene utilizzata quando si fa sport e i vari tipi di sport esistenti. Essi ovviamente verranno categorizzati anche in base al metabolismo.
  • Descrizione anatomico funzionale dell’apparato muscolo scheletrico, antropometria e composizione corporea – Ad essere approfonditi saranno temi come l’apparato muscolare, l’apparato articolare, l’apparato tendineo, la biomeccanica del movimento e la valutazione della composizione corporea.
  • Valutazione posturale funzionale dell’atleta – La postura verrà esaminata sia nel momento statico che in quello dinamico. Verranno quindi classificati i principali schemi posturali, anche in relazione ai vari sport e verrà affrontato il tema della kinesiologia applicata come chiave di accesso alla valutazione posturale.
  • Traumi nello sport – Un trauma può essere acuto oppure da sovraccarico funzionale. Ad essere esaminati saranno quindi anche temi come la fisiopatologia del sovraccarico funzionale, la flogosi e i radicali liberi.
  • Esercizio fisico e sport nella prevenzione – L’esercizio fisico e lo sport vengono esaminati come fattori di prevenzione nell’insorgenza di malattie metaboliche, cardiovascolari, tumorali e nelle decadenze neuropsichiche.
  • Introduzione alla Nutrigenetica – In questo modulo si affronterà appunto come l’individuale composizione genetica di ognuno è un aspetto fondamentale per stabilire la corretta alimentazione di uno sportivo.
  • Principi nutrizionali di base nell’attività fisica e nello sport – Verrà affrontata un’introduzione dei macrocontenuti, come possono essere l’acqua, i processi di idratazione e disidratazione, i carboidrati, l’apporto proteico, gli amminoacidi ramificati e la creatina. Ma anche le proteine e i radicali liberi.
  • Epigenetica e attività fisica – Cos’è l’epigenetica? Quale la sua importanza? Qual è il ruolo delle Sirtuine e quali sono i meccanismi d’azione che le correlano all’attività sportiva? Queste le domande che troveranno risposta in questo modulo.
  • Microbioma e sport – Ovvero, il ruolo del microbioma nello sport e nel mantenimento del benessere, come si compone quello intestinale e quali le possibilità d’intervento su di esso.
  • Reazioni avverse agli alimenti e alla performance sportiva – Si tratta di un argomento molto delicato, in quanto affronta la nutrizione nei suoi lati più nocivi e come una Reazione Avversa a un determinato alimento può fuorviare le performance sportive. Si parlerà quindi di intolleranze, allergie, sensibilità al glutine, celiachia e quali sono le nuove tecniche per diagnosticare e curare tali alterazioni dell’organismo.
  • Alimentazione e attività fisica – “Semplicemente” l’elaborazione di un piano alimentare prima, durante e dopo l’esercizio a seconda dell’atleta e delle sue necessità.
    In un secondo momento verranno poi affrontati e approfonditi temi come l’alimentazione come supporto al recupero funzionale dell’atleta traumatizzato, e come questo avviene a seconda del tipo di trauma.
    Verrà inoltre analizzata la figura del bambino sportivo e la declinazione vegetariana-vegana di tale argomento.
  • Gli integratori nella pratica sportiva – L’integrazione a breve e a lungo termine, come anche il suo valore e il concetto di idratazione verranno arricchiti di contenuti e approfondimenti.

Per maggiori informazioni rispetto a questo master, non esitate a chiedere subito qui.

alimentazione sportiva

Perché studiare alimentazione per lo sport online.

Le motivazioni per cui seguire un corso di questo tipo online sono davvero tante, ma forse la più importante è l’ottimizzazione: dei propri tempi, dei propri metodi, delle proprie energie e delle proprie opportunità.

La modalità blended, infatti, si avvale delle piattaforme telematiche Unicusano per permettere agli studenti di accedere a tutte le lezioni e al materiale didattico 24 ore su 24, così da poter organizzare lo studio nella maniera più indipendente e personalizzata e facendolo coincidere senza problemi con una carriera già avviata, esigenze familiari o qualsiasi altro tipo di necessità.

Lo studio online permette inoltre di avere più tempo a disposizione per svolgere tirocini ed esperienze lavorative, ampliando il proprio CV e la propria rete di contatti, così da avere più possibilità di placement al termine degli studi.

Studiare online non significa però essere soli. Il Learning Centre di Foggia si offre come punto di riferimento sul territorio, come anche le tante altre sedi Unicusano, dove le lezioni possono essere seguite in aula e si può usufruire di tutti i servizi di un campus più tradizionale.

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Accoglienza migranti in Italia: come funziona, in cosa consiste e come lavorarci.

In questo periodo si parla sempre più spesso di immigrazione, profughi, rifugiati e accoglienza, ma in realtà sono pochi quelli che sanno effettivamente come funziona l’accoglienza dei migranti in Italia.

Si tratta ovviamente di un sistema d’accoglienza con numeri da capogiro e che ogni giorno continuano ad aumentare. Si tratta molto spesso di “migranti forzati”, ovvero coloro che abbandonano le loro case a seguito di eventi violenti, come guerre o privazione dei diritti umani, e che quindi spesso giungono nel nostro Paese per vie illegali, richiedendo asilo politico.

Lo SPRAR.

Per accogliere questo tipo di migranti, in Italia è stato ideato un sistema di accoglienza sparso su tutto il territorio nazionale, lo SPRAR, il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati. Esso è costituito da una rete di enti locali e organizzazioni no profit del terzo settore e garantisce un intervento di accoglienza integrata.

Per accoglienza integrata s’intende la distribuzione di vitto e alloggio, ma anche la parte di accoglienza burocratica, psicologica e sociale, assistendo e orientando i rifugiati nel percorso della richiesta d’asilo e nell’inserimento in Italia a livello sociale, lavorativo e, nel caso di bambini, anche educativo. Si tratta quindi di un tipo di assistenza che guida il migrante verso uno stile di vita più decoroso, ma soprattutto senza lasciarlo in mano all’illegalità.

Questo avviene sia attraverso dei percorsi individuali, che di gruppo e/o familiari, così da assicurare che una stessa famiglia o un nucleo già formato possa non disperdersi e perdurare almeno la stabilità relazionale.

All’interno di questi Sistemi di Protezione viene inoltre fornita sia ai migranti che a coloro che vi operano l’assistenza di uno psicologo in grado di operare come counselor e sviluppare strategie di coping adatte allo specifico contesto.

Gli operatori di Prima Accoglienza.

Ma da chi vengono accolti effettivamente questi migranti? Come funziona l’accoglienza del migrante vera e propria? Come fare a lavorare nei Centri d’Accoglienza? La risposta sta negli Operatori di Prima Accoglienza, che operano negli SPRAR, come anche in tutti gli altri centri di accoglienza e assistenza presenti sul territorio, siano essi enti privati, oppure case-famiglia, centri anti-violenza, case di riposo per anziani, comunità per minori, hospices e centri anti-violenza di vario genere.

Gli Operatori di Prima Accoglienza sono dei veri e propri professionisti di questo settore, specializzati attraverso un corso di studi ad hoc e che dispongono di tutte le competenze e gli strumenti necessari per operare in questo settore, sia a livello gestionale, che amministrativo, ma anche e soprattutto umano.

Parliamo di corsi di studio come, nel caso specifico di Foggia, il master online in Tecniche di prima accoglienza – Il ruolo dell’Operatore di strutture residenziali a carattere comunitario dell’Università Telematica Niccolò Cusano, erogato in modalità blended ma anche presente sul territorio con il Leraning Centre.

Operatori di Prima Accoglienza sono quindi tutti quei professionisti che in ruoli diversi, ma finalizzati tutti allo stesso scopo, operano all’interno di questi centri e offrono continua assistenza ai rifugiati, siano essi appena arrivati o già ospiti.

Chi può gestire un centro d’accoglienza?

I soggetti che possono operare come gestori di Servizi di Accoglienza sono:

  • Le organizzazioni di natura privata volte al Terzo Settore e che operano senza finalità di lucro
  • Le associazioni di volontariato
  • Le associazioni e gli enti di tutela che hanno esperienza in diritto dell’immigrazione e d’asilo
  • Le organizzazioni private che operano nel settore dell’assistenza e dell’accoglienza sociale
  • Le organizzazioni private che operano nel settore alberghiero in collaborazione con enti e soggetti che producono servizi di assistenza sociale
  • Le associazioni e gli enti di tutela sociale

accoglienza integrata migranti

Requisiti strutturali e gestionali delle strutture d’accoglienza.

Affinché una struttura di accoglienza dei migranti possa essere riconosciuta e operare come tale, ci sono una serie di requisiti che vanno osservati e rispettati, dettati dalle norme legislative vigenti in Italia.

In primis, esso deve appunto essere conforme a tali norme in termini di strutture e impianti, specialmente l’impianto di riscaldamento, obbligatorio all’interno di una qualsiasi struttura di questo genere.

Tale struttura deve inoltre posizionarsi sul territorio all’interno di luoghi abitati e facilmente raggiungibile da servizi e trasporti pubblici. Nel caso in cui così non fosse, tali servizi e un sistema di trasporto efficiente e ben collegato deve essere messo a disposizione dal gestore di tale centro di accoglienza. Ciò serve a non ostacolare il migrante per quanto riguarda la partecipazione alla vita sociale e l’accesso a strutture e servizi sul territorio.

Il numero di stanze e di servizi sanitari deve avere un rapporto degno e decoroso, che andrà poi a dettare il numero di ospiti che un centro accoglienza può contenere, come anche deve garantire l’assenza o la risoluzione di eventuali barriere architettoniche che possano impedire eventuali disabili.

A livello umano, privacy e riservatezza devono essere garantiti (in questo caso gli Operatori di Prima Accoglienza sono fondamentali, come anche la figura dello psicologo), offrendo la possibilità all’ospite di vivere spazi comuni di convivialità, ma anche spazi privati a cui solo lui e il suo nucleo familiare possono avere accesso.

Dunque i centri di accoglienza si suddividono in vari tipi, a seconda del tipo di struttura e della quantità di persone che essi ospitano:

  • Appartamenti, caratterizzati da una graduale auto-amministrazione da parte dei beneficiari, aiutata e guidata dagli Operatori che comunque mirano ad uscire di scena con il passare del tempo
  • Centri collettivi di piccole dimensioni, che possono ospitare circa 15 persone
  • Centri collettivi di medie dimensioni, che possono ospitarne fino a 30
  • Centri collettivi di grandi dimensioni, che raggiungono oltre le 30 persone

Negli ultimi due tipi di centri, la presenza di operatori è prevista in ogni momento del giorno e della notte, così da garantire il massimo supporto in ogni tipo di evenienza. In generale, nei centri collettivi di ogni tipo gli Operatori sono sempre attivi e non prevedono nessun tipo di autogestione da parte degli ospiti.

Tempi di permanenza.

Quanto può durare la permanenza di un migrante all’interno di un centro d’accoglienza? Questo dipende dal singolo centro, che sarà dotato di un regolamento interno a sé stante e che disciplina tutto l’uso della struttura nel suo insieme. Ad ogni modo, lo Stato impone un termine massimo oltre il quale non si può andare, eccezione fatta per le categorie vulnerabili, che possono essere soggette a proroga e possibilità di prolungare la propria permanenza.

Per consentire a tutti di capire tale regolamento e tali tempi massimi, esso deve essere tradotto in più lingue. Queste regole, infatti, aiutano a disciplinare anche la convivenza tra i vari migranti, la loro partecipazione alla gestione del centro e ad avere sempre ben chiari i diritti e i doveri di cui godono.

L’accoglienza, nello specifico, è poi dettata da un Patto di Accoglienza che viene stipulato tra centro d’accoglienza e migrante, che pattuiscono insieme la durata di tale ospitalità e le disposizioni sulle quale esso si basa, che possono variare da soggetto a soggetto e da nucleo a nucleo. Il tutto deve avvenire con l’ausilio di un mediatore interculturale, che aiuterà il migrante ad esprimersi, capire e agire secondo i propri bisogni e la propria etica.

come funziona l'accoglienza dei migranti in italia

In cosa consiste l’accoglienza e cos’è l’accoglienza integrata.

Ma cosa s’intende, per l’esattezza, con “accoglienza”? Essa si basa su due obiettivi fondamentali: assistere e proteggere il singolo individuo, e favorirne il percorso verso l’indipendenza, sia economica che sociale.

Per questo si parla di “accoglienza integrata”. Questo tipo di ospitalità, infatti, non si basa solo sulle componenti pratiche e basilari di vitto e alloggio. essa infatti garantisce anche:

  • Vestiario e prodotti per l’igiene personale
  • Prodotti per la cura personale in caso di disagi e patologie psico-fisiche
  • Aiuto nella mediazione sia linguistica che culturale in ogni tipo di attività
  • Servizio di orientamento e informazione a livello legale e burocratico, così da avviare nel caso le procedure per l’asilo politico e le richieste di protezione internazionale in generale
  • In presenza di minori, le strutture di accoglienza garantiscono anche l’inserimento scolastico
  • In generale, l’inserimento in programmi per l’apprendimento della lingua italiana e la formazione professionale per gli adulti
  • Orientamento e inserimento nei servizi sanitari e sociali presenti sul territorio
  • Orientamento e inserimento ai servizi lavorativi e formativi
  • Pocket money, ovvero un piccolissimo contributo in denaro corrisposto ad ogni individuo in base ai componenti del suo nucleo familiare e con il quale è possibile sostenere piccolissime spesse personali. I parametri di tale contributo sono stabiliti a livello nazionale.

In ognuna di queste attività, l’integrità e la tutela di un eventuale nucleo familiare deve essere garantita. Nel caso in cui gli individui appartenenti a uno stesso nucleo fossero sparsi sul territorio, i centri d’accoglienza devono garantirne il ricongiungimento.

Gli step.

A partire dall’ingresso di un migrante all’interno di un centro di accoglienza, queste sono le varie fasi che caratterizzano un processo per cui si arriva all’offerta di accoglienza integrata:

  • Colloquio d’ingresso – Il rifugiato supportato da un mediatore linguistico e interculturale viene provvisto con tutte le dovute informazioni in merito all’organizzazione e ai servizi da essa offerti. Questa fase si conclude con la firma del contratto d’accoglienza.
  • Pratiche burocratiche – L’organizzazione in questione ha quindi l’obbligo di comunicare alle istituzioni la presenza del nuovo rifugiato presso il proprio centro. Dovrà richiedere per lui il codice fiscale e l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), che sarà preso in carico dalla struttura. Verranno quindi attivate le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno.
  • Visita sanitaria – A questo punto, il rifugiato dovrà sottoporsi a una visita sanitaria completa da parte del SSN, così da stabilire eventuali necessarie cure e mettere subito il centro e gli operatori in grado di fornire la giusta accoglienza.

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Fundraising vs Crowdfunding: ecco tutte le differenze (e i punti in comune).

La domanda è sempre più diffusa: quali sono le differenze tra fundraising e crowdfunding?

Con il diffondersi e il professionalizzarsi dell’ambito della Raccolta Fondi, infatti, sono sempre di più le realtà che si basano sull’aiuto di benefattori per riuscire a raggiungere una così detta mission.

Generalmente, si tratta di organizzazioni senza scopo di lucro, le no profit, che presentano obiettivi di aiuto sociale e ambientale e che attraverso campagne di fundraising raccolgono risorse economiche per raggiungere i propri obiettivi.

Da qualche tempo però, specialmente dall’avvento e della diffusione sempre più capillare di internet, ha fatto capolino nel grande universo delle donazioni, anche la parola crowdfunding. Che si tratti di un semplice sinonimo, oppure sono due realtà ben diverse?

Di base, la natura su cui entrambe queste attività si basano è la stessa: fare affidamento sul buon cuore e sull’aiuto altrui per raggiungere uno scopo atto, molto spesso, a migliorare le condizioni attuali di una determinata realtà. All’atto pratico, si tratta di due attività molto diverse, vediamo le principali distinzioni:

  • Il Fundraising Manager  Questa figura è forse la prima delle grandi differenze tra fundraising e crowdfunding. Per quest’ultimo, infatti, a raccogliere fondi ci pensano piattaforme telematiche come Indiegogo, Kikstarter o la più nostrana Produzioni dal Basso. Sono loro i manager, che molto spesso percepiranno una percentuale del ricavato finale di una campagna.

    Nel fundraising, invece, la figura del Fundraising Manager è non solo presente, bensì assolutamente necessaria affinché una campagna di raccolta fondi vada a buon fine. Si tratta di una professione a tutti gli effetti, che richiedere qualificazioni ben specifiche e il conseguimento di master dedicati e specializzanti. Inoltre, questa non lavora a percentuale, bensì come dipendente o consulente di un’organizzazione no profit. È colui che si occupa di organizzare e mantenere i rapporti tra la onlus e il donatore e soddisfare ogni loro bisogno e richiesta. 

  • Le relazioni – Si può quindi affermare che una grande differenza tra fundraising e crowdfunding sta nell’instaurare o meno vere e proprie relazioni, specialmente nei confronti del donatore. Basandosi infatti il fundraising sulla condivisione di un’etica e di una base di valore sociale, morale ed etico, creare delle relazioni tra beneficiario e donatore è fondamentale. Questo perché non solo il donatore deve fidarsi di chi percepisce le proprie risorse economiche, ma anche perché molto spesso le campagne di raccolta fondi si protraggono nel tempo, rinnovandosi ogni anno, declinandosi in più tipologie e fini, oppure non finendo mai e andando costantemente a foraggiare iniziative di una determinata natura. Il donatore va quindi costantemente informato, contattato e ringraziato, cosa che invece non avviene nel crowdfunding. 

    La relazione nel crowdfunding è praticamente inesistente, o comunque molto spersonalizzata e spesso basata sul tornaconto personale. Chi sovvenziona un progetto di crowdfunding, infatti, lo fa per avere qualcosa in cambio, che sia un riconoscimento per aver sostenuto la campagna di raccolta fondi, o per ottenere il prodotto finale per il quale si sta devolvendo del denaro. Si tratta quindi più di sostenitori che di donatori, spesso mossi da un’idea, più che da un’ideale. 

  • La mission – Come si è potuto evincere già dai punti precedenti, ci sarà grande differenza anche rispetto al tipo di mission di ciascuna attività. Mentre, come abbiamo detto, il fundraising presenta mission di tipo sociale e spesso durature nel tempo come, purtroppo, le problematiche che intendono risolvere, il crowdfunding rappresenta una raccolta fondi più dinamica e saltuaria. 

    La “mission” (se così la vogliamo chiamare) di un crowdfunding consiste spesso in un progetto, una start up, o un prodotto che poi fornirà un servizio o un’informazione utile e rivoluzionaria per chi lo finanzia. Può spaziare dalla produzione di un film o di un libro, alla produzione di uno strumento o di un gadget. Per quanto spesso si tratti di realtà volte al miglioramento della qualità della vita o del pianeta, esse comunque hanno uno scopo di lucro e, generalmente, si presentano come progetti che giungono ad una conclusione una volta soddisfatto il bisogno a cui mirano.

A fronte di tutto questo, un’attività non esclude l’altra, anzi. Un fundraising può avvalersi di un’operazione di crowdfunding per raccogliere ancora più fondi, come anche un crowdfunding può rivolgersi a temi e mission di carattere più sociale e solidale. In ambo i casi, avvalendosi dell’aiuto di terzi, devono presentare grande onestà e grande trasparenza negli intenti e nell’utilizzo dei fondi raccolti.

Spesso il crowdfunding, presentando meno garanzie a livello etico e legale, prevede una restituzione delle donazioni ottenute se non si raggiunge il tetto minimo prefissato all’inizio della campagna.

In generale, entrambe si baseranno sui principi alla base di una raccolta fondi e sfruttano, anche se su livelli differenti, gli strumenti adatti a questo tipo di attività.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

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